Vivere una vita filosofica

Diverse pratiche, una scelta

Qual posso essere le caratteristiche e i confini di una pratica per il mondo moderno? Iniziamo dalla libertà di un percorso nuovo che è un ponte tra creatività, immaginazione e radici profonde nell’esperienza. Di oggi e di ieri. Non è inusuale, per chi vuole intraprendere questo percorso chiedersi: che tipo di tradizione o di scuola seguire? Devo affidarmi a un maestro o a un insegnante o posso cavarmela da solo? E se desidero andare davvero in profondità non ho altra scelta che andare in monastero? E ancora: è meglio la meditazione buddhista, la mindfulness o lo yoga? E poi, per meditare davvero occorre abbracciare scelte di vita radicali e aderire a modelli culturali e forme che arrivano da mondi lontani? Queste e molte altre sono le tipiche domande che affronta ogni persona che con coraggio e onestà vuole muovere i propri passi verso una vita più serena. Ad alcune di queste proveremo a rispondere in queste righe. Una su tutte: che caratteristiche può avere un sentiero di pratica adatto all’uomo di oggi?

Non mistificare i significati

I vari sentieri spirituali cui l’uomo ha dato vita, sia in Oriente che in Occidente, hanno cercato ed elaborato forme di saggezza e metodi di introspezione che lo aiutassero a districarsi nella vita quotidiana ma anche a rispondere alle grandi domande esistenziali. Molte di queste strade hanno avuto inizio in tempi e luoghi lontani e sono giunte fino qui grazie alle differenti tradizioni religiose, culturali o filosofiche, tanto diverse tra loro quanto lo erano i popoli cui si rivolgevano, dove avevano le proprie radici e per i linguaggi usati nei vari contesti con il loro portato di significati. Molti dei quali proprio lontani dalla nostra sensibilità di uomini moderni e per lo più difficili da trasportare in un contesto attuale, senza una loro accurata disamina e interpretazione. Che, per quanto accurata, non può che limitarsi a formulare ipotesi. Inoltre, spesso si dice che la meditazione è arrivata in Occidente ma anche questa divisione tra Est e Ovest del mondo oggi è superata nei fatti. Proprio perché la modernità, con ovvie differenze, è una dimensione che abbraccia tutto il nostro globo e anche quei paesi in cui alcune queste tradizioni si sono sviluppate.

Libertà, possibilità, responsabilità

Ciò ci mette di fronte a un confine poi a una possibilità e a una responsabilità: prima di tutto siamo costretti a riconoscere un limite nella nostra capacità di comprendere fino in fondo il significato dato all’esperienza da uomini così diversi da noi nel tempo e nello spazio. Sebbene la saggezza non abbia carattere geografico e la condizione esistenziale dell’umanità, in ultima analisi, abbia caratteri universali, non possiamo, infatti, dare per scontato il vissuto di chi ci ha preceduto rispetto a questa condizione. Il modo in cui allora e in quei luoghi, si guardava a questa condizione. Ciò che poteva sembrare prioritario, più grave o spaventoso due millenni fa può non avere la stessa intensità per un cittadino di New York o di Milano del ventunesimo secolo. Altrettanto vale per il linguaggio con cui allora come oggi si esprime questa relazione con l’esperienza del vivere e con la capacità della nostra mente di dare a questa un’interpretazione.

Le radici e i limiti culturali

Questo insieme complesso di elementi, di vissuti e di dinamiche relazionali va sotto il nome di cultura. Ogni epoca ha espresso la propria in base al contesto e ai fatti storici in cui è fiorita. Il motivo per cui, ad esempio, il Buddhismo tibetano può sembrare tanto diverso dallo Zen giapponese o dalla spiritualità ebraica o cristiana, dipende in gran parte da caratteri di matrice culturale. E ancora, per esempio il tema della globalizzazione o della crisi climatica a un indiano dei tempi del Buddha sembrerebbe quantomeno stravagante. Con tutte le conseguenze psicologiche e pratiche che questo comporta. Ultimative e fondamentali per noi oggi. Totalmente irrilevanti allora. Sarebbe un errore fondamentale pensare che una tradizione spirituale, religiosa o filosofica che dir si voglia, emerga dal nulla, solo per un’intuizione geniale di uno o più individui, slegata dal contesto in cui si esprime. In ciascuna tradizione ci sono elementi di originalità, assolutamente necessari perché ogni percorso resti vivo e in grado di parlare al presente. Ma questi stessi elementi nascono in relazione e da un confronto con il contesto a cui si rivolgono e a seguito di una catena di altre condizioni che hanno permesso l’emergere di quella specifica forma espressiva e culturale della natura umana.

Restare aperti al contesto

Ciò ci riporta al tema della possibilità e della responsabilità. Prima di tutto la possibilità: proprio per il fatto che ciascuna via per restare viva ha bisogno di rimanere aperta e aderente al contesto e al continuo processo di trasformazione della realtà abbiamo il diritto e anche il dovere di scovare ed esprimere gli elementi di originalità e di creatività che rendono queste tradizioni, queste pratiche, queste filosofie vitali e trasformative, “efficaci”, in grado di parlare agli uomini del nostro tempo. Ciò comporta che anche i linguaggi devono essere in grado di trasferire significati, dove è possibile, vicini, comprensibili e compatibili con la sensibilità di questo tempo e dei contesti dove viviamo noi. Senza compiere superficiali operazioni di riadattamento di forme e modi che avrebbero poco senso. Viene anche da dire che quest’ultimo compito di modernizzazione di forme tradizionali spetta forse più che altro a quei contesti dove queste stesse tradizioni hanno avuto origine e dove le caratteristiche con cui si esprimono hanno più probabilità di essere compresi. Probabile ma non certo dato che la distanza che in Oriente viene percepita nei confronti delle antiche tradizioni religiose locali è molto simile a quel vuoto di senso che percepiamo noi qui verso le nostre. Simili sono le domande, simile lo smarrimento.

Una strada “nostra”

Fatta questa lunga ma necessaria premessa che aiuta a inquadrare la situazione da cui partiamo, sorge dunque la necessità di rispondere a una domanda: in questo tempo, in questo secolo in cui viviamo, come possiamo trovare una strada che sia adatta alla nostra sensibilità? Una via in grado di valorizzare gli anelli della catena di uomini, pratiche e idee giunti fino a qui, senza tradirne il valore eppure senza semplicemente replicare forme e modi per noi lontani proprio da questa sensibilità o inadeguati a comprenderne e interpretarne la complessità? E poiché questo libro parla di meditazione, come riusciamo a immaginare oggi un approccio a questa pratica spirituale che conservi il valore profondo ereditato dal passato ma sia in grado di farci fiorire al meglio nel presente? La via è quella di una pratica secolare, dove questo termine non è semplicemente sinonimo di laico in contrapposizione a religioso, ma che sta a significare un tipo di percorso che affonda le sue radici in questo secolo, in questo tempo e nella sua visione del mondo, nella sua sensibilità.